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6 maggio 2005

I LINGUAGGI DELL'ARTE

All’inizio fu la pittura rupestre. Non sappiamo quanto i contemporanei  di quegli artisti apprezzassero e capissero quelle performance, probabilmente il loro grado di comprensione era superiore a quella che io riesco ad avere confronti delle nostre avanguardie, postmodernismi e installazioni di vario genere.

 Non voglio certamente affermare con questo,che le attuali espressioni artistiche non abbiano tale valenza, ma che probabilmente i linguaggi usati all’interno di tali correnti non sono decifrabili dai più, ma che anzi siano stati creati ad uso e consumo per gli addetti ai lavori o per chi si atteggia a tale. Probabilmente avrei più facilità a interloquire con un marziano.

Detto questo, mi spiego perché poi la gente comune resti legata ad un certo tipo di pittura più facilmente comprensibile (impressionismo, rinascimento) e perché qualche artista cerchi di coniugare da una parte la sua particolare esigenza di produrre cose nuove e dall’altra,  quella di renderla, quanto più possibile, fruibile a chi sta dall’altra parte del vetro.

Tutto questo cappello per proporre alcuni lavori di un’artista che mi sembra andare in questa direzione, si chiama Stefania Floridi.

 

 

 

      

 

 

 

 

 

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6 maggio 2005





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6 maggio 2005

Giochi romani

Io credevo che, facendo le dovute proporzioni, la vita nelle grandi città fosse allo stesso livello(di stress), ma poi mi è bastato un breve soggiorno di una settimana a Milano per rendermi conto di quanto sia falso quel detto: “tutto il mondo è paese”, …. ma quando! A Milano prendevo il mio autobus o tram senza il bisogno di dover  applicare la massima francescana  del “dove si sta in 10 si può stare anche in 100” come devo fare quotidianamente a Roma.

Certo,  è vero, sarà l’ora di punta che nella capitale inizia alle sei di mattina e finisce verso le nove di sera, la conformazione toponomastica della città (sette colli ufficiali e svariati abusivi) e tutto quello che vuoi ma vi assicuro che contatti fisici così intimi non si possono raccontare neanche nei sesso party più spinti…. certo, non è che si possa variare molto sui numeri da eseguire vista la limitatezza dei movimenti, però l’essenziale è assicurato (come la ciotola di riso nella Cina di Mao).

A Roma poi avviene un fatto che le altre città se lo sognano, sì perché qui da noi, a volte (certo mica sempre),  la società dei trasporti urbani che è l’ATAC, si esibisce in variazioni di programma, che ce le invidiano nei meglio villaggi turistici, dei giochi di gruppo (questa volta innocenti) che serve alle persone per iniziare la giornata con una sano divertimento. Il gioco si chiama”si cambia” e consiste in questo: le persone prendono posto sull’autobus che deve partire (ad esempio l’H) e lo fa riempire ben bene, ovvero fino a quando l’autobus ha raggiunto il peso previsto, sì perché a Roma gli autobus non partono ad orario ma a peso, anzi a soprappeso. quando l’omino che da fuori comanda il gioco ha deciso che il peso raggiunto è quello giusto si affaccia alle porte e dice la frase d’inizio: “Attenzione, questo mezzo non parte. Parte quello dopo!”

 A questo comando, tutta la massa di gente che se stava rattrappita guardando l’orologio cercando di calcolare quanto sarebbe stato il ritardo al lavoro di quel giorno, si lancia gridando in cento lingue diverse, che babele gli faceva la classica pippa, come un sol uomo verso le porte, con il sommo godimento paragonabile solo ad un duplice rapporto sessuale con celebrate pornostar nazionali, di fregare il posto a quei coglioni che se ne stavano comodamente seduti credendo di aver avuto chissà quale culo. Thiè!

Questa mattina però i signori del gioco si sono superati.

Quando tutta la massa informe con il solito grido gutturale si è gettata fuori, all’arrembaggio dell’altro mezzo, si è resa conto che la pensilina dove avrebbe dovuto essere l’autobus sostitutivo era invece decisamente vuota. Niente, nisba, niet… neanche la panda del custode! Ma ecco che il fuoriclasse del gruppo, quello che fa questo gioco ormai dai tempi del Giubileo, vede un mezzo che si avvicina, tutti cerchiamo di calcolare il posto giusto dove collocarci per trovarci precisamente dove,  una volta fermato, si apriranno le porte...eccolo, si ferma…e vai… il gioco prosegue.

Come in tutti i giochi però,  anche in questo, c’è il trabocchetto, il pozzo nascosto, la mannaia che cade all’improvviso. Quando infatti la vecchietta che mi sta davanti (facendomi perdere un mucchio di tempo) chiede all’autista se l’autobus che lui conduce (con il fare distaccato di un maggiordomo inglese, senza cioè degnare di uno sguardo la massa ormai degradata cerca di conquistare un posto) è l’H e lui risponde di no che quello che stanno assaltando è il 910, cha fa tutto un altro giro e che lui non è tenuto a conoscere tutti i giocatori di turno, mentre dicevo, lui si sofferma in tutte queste dissertazioni filosofiche, la folla, ormai all’apice dell’orgasmo, si getta fuori per la seconda volta consecutiva …panico, urla, spintoni, gomitate, mamme che abbandonavano i figli…e inizia l’ennesimo assalto all’autobus appena accodatosi che è sicuramente l’H e se non dovesse esserlo lo diventerà. Sicuramente!

 Inutile continuare il racconto che è facilmente intuibile, quello che non potete neanche immaginare è la  soddisfazione di chi scrive, la goduria e la soddisfazione di chi, mentre voi in quel di Milano ve ne state tristemente alle fermate del tram per andare a lavorare, noi qui a Roma a … giocare….!




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