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8 luglio 2005


   
     
        Amo molto passeggiare per Roma per scoprirne luoghi e aspetti magari sconosciuti , purtroppo però

non tutte le mete delle mie “passeggiate” possono essere di piacere, ed una di queste è quella che faccio quando vado a trovare i miei defunti al cimitero Flaminio di Prima Porta.


Non so da quanto tempo la maggior parte di voi non metta piede in un cimitero cittadino, e sottolineo cittadino perché la metropoli è portata per natura ad esasperare tutto, nel bene e nel male, ma se è passato tanto tempo dall’ultima visita, probabilmente non siete a conoscenza del cambiamento visivo che in questi anni si è venuto a creare in questi luoghi.

        

Se ti stai chiedendo cosa ci può essere di diverso in un cimitero di oggi rispetto a quello di dieci o venti anni fa è segno che fai parte di quelle persone  che non ci mettono piede da qualche annetto almeno, quindi apri gli occhi e osserva come ti cambiano i costumi sotto gli occhi senza che nemmeno te ne rendi conto.

      
  Il cambiamento di cui ti parlo e che mi ha maggiormente colpito - al limite dell’incazzatura – consiste nella prolificazione di una strana pianta posta ad ornamento (nell’intenzione di chi la pone) delle spoglie mortali di coloro che più non sono e che ci hanno preceduto nell’ultimo viaggio.

        La particolarità di questa pianta è riscontrabile nella colorazione che è in maggior parte di un bel giallo-rosso, ma ce ne sono anche di bianco-celesti e nero-azzurre.


Te le vedi spuntare ovunque e in maniera sempre più invadente: dall’alto di una colonna, da dietro una lapide, in mezzo al camposanto, nessun posto è non dico proibito, ma nemmeno inopportuno. Del resto di cosa stiamo parlando… di morte, di dolore, di rispetto dei sentimenti altrui? Per alcuni queste parole non hanno senso. Tutto deve essere sminuito, camuffato, anche la morte che, intendiamoci, è forse l’esperienza più dolorosa che possa passare nella vita di una persona, ma che appunto in quanto tale dovrebbe portare a un qualche cosa che si chiama maggior coscienza e conoscenza di noi stessi e di tutto quello che ci circonda.

        
        Trattarla così alla stregua di una partita di calcio è uno spettacolo veramente triste ed umiliante per chi lo fa e per chi lo subisce. Quei simboli di appartenenza, quelle bandiere che sventolano al vento, quelle sciarpe, quegli striscioni di quattro metri non sono omaggi silenziosi alle persone che abbiamo amato ma sono grida sguaiate in un mondo che dovrebbe essere di silenzio e riflessione.

        Possibile che la mia coscienza sia l’unica a sentirsi offesa in un simile contesto e che per gli addetti ai lavori tutto questo rientri nella norma?


Un’ultima domanda: a quando una bella scritta spray tipo laziale bastardo e romanista boia sulla lapide di un morto “avversario”?

 




permalink | inviato da il 8/7/2005 alle 13:51 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa


23 giugno 2005

Extracomunitari: tra stupri e vita quotidiana.

La notizia di per sé è già vecchia perciò inattuale. Quando l’altra mattina ho letto sulla prima pagina del quotidiano la notizia dell’arresto dei due violentatori della ragazza bolognese di 15 anni ho provato un senso di piacere fisico bestiale. Bestiale come il gesto dei due balordi, due bulli con il coltello in tasca e la voglia di una vita facile. Che fossero due extracomunitari è solo una variabile insignificante in un campionario di gente che ogni mattina si rimbocca le maniche per fare lavori in un modo e ad un prezzo che mio figlio (ad esempio) non accetterebbe mai.

Generalmente mi capita di incontrare questi stranieri nostrani al mattino, quando decido di fare un’alzataccia e andare al lavoro servendomi della metropolitana che prendo alle 6.00 nella stazione di Ponte Mammolo. In queste occasioni, purtroppo, faccio l’esperienza di tanti altri romani, quella cioè di sentirmi straniero “in casa mia” e devo dire che non è una delle migliori perché oltre a sentirmi nella condizione che ho detto, so che mi toccherà viaggiare in modo scomodo, pressato, asfissiato da puzze alle quali nessuno può sfuggire. Capita, in  questo fastidio, che una certa incazzatura non tardi a farsi strada, poi finalmente decidi di  guardare in faccia  questa feccia dell’umanità, questi maleducati che non si sono ancora convertiti a maniere più civili e vedi…vedi la faccia della fatica, del dolore, della disillusione. Specialmente i meno giovani, hanno addosso un senso di  stanchezza antica, di quelle stanchezze che non riesci ad eliminare neanche con una settimana di sonno continuo.

E’ allora che ti rendi conto che il tuo disagio momentaneo non è niente rispetto alla fortuna che hai di vivere come vivi, in un modo cioè che loro non sognano nemmeno, e che forse una parte del tuo benessere lo devi proprio a quei “brutti sporchi e cattivi”, compagno di viaggio.

Ma non è questo il punto, perché mi torna in mente la notizia in prima pagina dell’arresto dei due balordi extracomunitari violentatori e penso che questi disgraziati e tutti quelli come loro, il danno più grande non lo fanno alla società ma ai loro stessi conterranei, a quei disgraziati che ogni giorno affrontano la vita contando solo sulla forza del proprio lavoro sperando in un cambiamento che non ci sarà, a quei poveracci, che quando io faccio l’alzataccia per andare in ufficio, sono già in piedi da un paio d’ore.

Penso a questo mentre cerco di avvicinarmi al finestrino che mi consenta una migliore respirazione, penso a quanto è facile cadere nel trabocchetto di rumeno-albanese-cinese = balordo, perché solo i delinquenti di queste etnie  vanno sulle prime pagine dei giornali, gli altri, quelli onesti, vanno a lavorare.

 

Misteri.

Ci sarà sicuramente un motivo, un motivo che io non riesco a trovare, al fatto che nelle fotografie o nei filmati, i poliziotti, quelli che presumibilmente saranno interessati ad altre indagini, ad altre infiltrazioni nel mondo della malavita, appaiono ben riconoscibili,  mentre i malfattori, quelli da cui dovremmo difenderci, hanno invece la faccia ben coperta. Mistero!.




permalink | inviato da il 23/6/2005 alle 11:56 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (2) | Versione per la stampa


19 maggio 2005

Quando 24 ore al giorno non bastano

L'ho trovata nella posta, mettetela nell'angolo dei buoni propositi, quello delle cose: "da domani faccio così!"

"Quando le cose della vita ti superano, quando 24 ore al giorno non bastano, ricordati del barattolo di maionese e del caffè.

Un professore, davanti alla sua classe di filosofia, senza dire parola, prende un barattolo grande e vuoto di maionese e procede a riempirlo con delle palle da golf. Dopo chiede agli studenti se il barattolo è pieno. Gli studenti sono d'accordo e dicono di si.
Allora il professore prende una scatola piena di piccole palline di vetro e la versa dentro il barattolo di maionese. Le palline di vetro riempiono gli spazi vuoti tra le palle da golf.
Il professore chiede di nuovo agli studenti se il barattolo è pieno e loro rispondono di nuovo di si.
Il professore prende una scatola di sabbia e la versa dentro il barattolo. Ovviamente la sabbia riempie tutti gli spazi vuoti e il professore chiede ancora se il barattolo è pieno. Questa volta gli studenti rispondono con un si' unanime.
Il professore, velocemente, aggiunge due tazze di caffè al contenuto del barattolo ed effettivamente riempie tutti gli spazi vuoti tra la sabbia.
Gli studenti si mettono a ridere in questa occasione.
Quando la risata finisce il professore dice: "Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita. Le palle da golf sono le cose importanti come la famiglia, i figli, la salute, gli amici, l'amore; le cose che ci appassionano. Sono cose che, anche se perdessimo tutto e ci restassero solo quelle, le nostre vite sarebbero ancora piene.
Le palline di vetro sono le altre cose che ci importano, come il lavoro, la casa, la macchina, ecc.
La sabbia è tutto il resto: le piccole cose.
Se prima di tutto mettessimo nel barattolo la sabbia, non ci sarebbe posto per le palline di vetro ne' per le palle da golf.
La stessa cosa succede con la vita.
Se utilizziamo tutto il nostro tempo ed energia nelle cose piccole, non avremo mai spazio per le cose realmente importanti.

Fai attenzione alle cose che sono cruciali per la tua felicità: gioca con i tuoi figli, prenditi il tempo per andare dal medico, vai con il tuo partner a cena, pratica il tuo sport o hobby preferito.
Ci sarà sempre tempo per pulire casa, per riparare la chiavetta dell'acqua...
Occupati prima delle palline da golf, delle cose che realmente ti importano. Stabilisci le tue priorità, il resto è solo sabbia."

Uno degli studenti alza la mano e chiede cosa rappresenta il caffè.
Il professore sorride e dice: "Sono contento che tu mi faccia questa domanda. E' solo per dimostrarvi che non importa quanto occupata possa sembrare la tua vita, c'è sempre posto per un paio di tazze di caffè con un amico."




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13 maggio 2005

REFERENDUM - LE RAGIONI PER QUATTRO SI




Ormai ci siamo, il confronto tra fronte del si, fronte del no e fronte astensionisti si fa sempre più serrato. Una decisione che come nel caso del terzo quesito (diritti del concepito), tocca la coscienza individuale di ciascuno di noi, al di là del settore di appartenenza, tanto è vero che politici dello stesso schieramento come Berlusconi, Buttiglione e Fini, esprimono tre posizioni referendarie completamente discordanti tra loro.

Personalmente sono per il SI in almeno tre dei quattro quesiti referendari e qui di seguito cerco di spiegarne le ragioni di tale scelta, sicuro che tanti altri avranno motivi per fare scelte diametralmente opposte. Il mio augurio è che la decisione che prenderemo, qualunque essa sia, risulti libera da pregiudizi e/o preconcetti di ogni genere. Buon voto a tutti.

 

 

 

I° QUESITO

      NUOVE TERAPIE

La legge 40 vieta ai ricercatori di utilizzare cellule staminali prelevate da embrioni non utilizzati.

 

Votiamo SI perché la legge attuale è talmente ipocrita da vietare questa ricerca sulle cellule staminali embrionali prodotte in Italia, ma non su quelle importate dall’estero. Si tratta di cellule che debitamente orientate sono capaci di moltiplicarsi, consentendo la cura di malattie quali l’Alzheimer o il Parkinson.

 

 

II° QUESITO

SALUTE DELLA DONNA

La legge vieta il congelamento degli embrioni, imponendone la produzione massima di tre.  

 

Votando SI eviteremo di stabilire per legge quanti embrioni devono essere prodotti dando a tutte le donne ( anche di età molto diverse) le stesse possibilità di riuscita di un impianto. Con il congelamento degli embrioni, inoltre, aumentano sensibilmente la possibilità di riuscita della gravidanza.

 

 

III° QUESITO

LIBERTA’ DI SCELTA

La legge attuale assicura al “concepito” gli stessi diritti della madre e della persona nata, intendendo per “concepito” l’ovulo fecondato ancor prima che si formi l’embrione.

 

Il dubbio nasce in merito al fatto di  stabilire per legge in quale momento avviene l’origine della vita. La Chiesa enumera diverse teorie al riguardo, mentre per gli scienziati è più giusto parlare di varie fasi di vita dell’embrione. Poiché si tratta di un fatto di coscienza individuale, votando SI, ogni donna potrà decidere in libertà che la vita inizia quando lei decide che è iniziata.

 

 

IV° QUESITO

FECONDAZIONE ETOROLOGA

La legge vieta la possibilità di ricorrere alla donazione di  gameti esterni alla coppia (seme maschile o ovulo femminile a seconda della causa di sterilità).

 

In casi di grave e gravissima sterilità, il ricorso alla fecondazione assistita è l’unica possibilità di concepimento della coppia. Votando SI eviteremo di stabilire per legge il metodo di concepimento dei bambini




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10 maggio 2005

A passeggio tra i quadri.




Ho sempre avuto qualche perplessità ad entrare nelle gallerie d'arte. La mia paura consisteva nella consapevolezza  che probabilmente non avrei comprato nessuno dei quadri esposti e associavo questa condizione a quella di un intruso perditempo. Niente di più sbagliato. Ogni volta che ho varcato, anche non espressamente invitato, la soglia di qualche galleria, ne ho tratto  un  beneficio artistico e intellettuale, un massaggio benefico all'anima. Nel contempo ho gratificato l'artista sia con la presenza che, quando l'ho ritenuto giusto, con un apprezzamento sul lavoro esposto.
Invito chi transita nella zona di Tivoli a fare la stessa cosa.




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9 maggio 2005

Proust e Piperno. L'eredità contesa.



“quel che mi prefiggevo era la ricerca della verità, e in che cosa essa consisteva per me.”

 

“No, se non avessi convinzioni intellettuali, se cercassi soltanto di ricordare il passato e di duplicare con questi ricordi l'esperienza, non mi prenderei, malato come sono, la briga di scrivere.”

Lettera del febbraio 1914 in cui Proust scriveva a Jacques Rivière:

 

 

 

Ho avuto la fortuna di avere tra le mani questo libro (veramente stupendo) di Alessandro Piperno e lo consiglio in particolare a tutti quelli che hanno avuto il piacere di amare “La recherche” di Marcel Proust, che considero il più importante testo formativo di ogni personalità letteraria.

Il romanzo di Piperno tratta, come molti di voi sapranno, della storia di tre generazioni di Sonnino: il nonno Bepy (assatanato scialacquatore di patrimoni e scopatore incallito di tutte le donne alla sua portata), del figlio (alla ricerca del recupero di un ruolo all’interno dell’alta borghesia ebraica che non potrà mai avere perché ha stupidamente fallito nell’opportunità presentataglisi), e del figlio Daniel: goffa e disperata voce narrante del romanzo.

 Attraverso i suoi occhi assistiamo alla formazione di una generazione cresciuta nel mito del consumismo. Un lucido ritratto degli anni Ottanta letti con soffice ironia e senso del ridicolo, riuscendo ad analizzare, dall’interno, il tema della questione ebraica andando a trovare le colpe di  una borghesia che dal dopoguerra in poi ha, in parte, scelto di dimenticare gli orrori della storia, con atteggiamenti spesso criticabili, ma comprensibilmente umani.

La storia di una famiglia, dunque, ma non solo, la storia di un’appartenenza storicamente non rimovibile, dove la vita dei protagonisti è fortemente caratterizzata da un’alone di paure debolezze e fissazioni al limite della paranoia.

Detto questo, non riesco a spiegarmi l’ostracismo “duro” che questo romanzo ha suscitato in coloro che si sono sentiti personalmente colpiti dal suo successo. Un’offesa personale perpetrata nei loro confronti ! Ma dai…, un po’ di tolleranza. Non avete letto Proust? Pazienza, ecco l’occasione per farlo. L’avete letto e Piperno non vi è piaciuto lo stesso? Peccato, amici come prima… però secondo me, ….non l’avete letto bene!




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6 maggio 2005

I LINGUAGGI DELL'ARTE

All’inizio fu la pittura rupestre. Non sappiamo quanto i contemporanei  di quegli artisti apprezzassero e capissero quelle performance, probabilmente il loro grado di comprensione era superiore a quella che io riesco ad avere confronti delle nostre avanguardie, postmodernismi e installazioni di vario genere.

 Non voglio certamente affermare con questo,che le attuali espressioni artistiche non abbiano tale valenza, ma che probabilmente i linguaggi usati all’interno di tali correnti non sono decifrabili dai più, ma che anzi siano stati creati ad uso e consumo per gli addetti ai lavori o per chi si atteggia a tale. Probabilmente avrei più facilità a interloquire con un marziano.

Detto questo, mi spiego perché poi la gente comune resti legata ad un certo tipo di pittura più facilmente comprensibile (impressionismo, rinascimento) e perché qualche artista cerchi di coniugare da una parte la sua particolare esigenza di produrre cose nuove e dall’altra,  quella di renderla, quanto più possibile, fruibile a chi sta dall’altra parte del vetro.

Tutto questo cappello per proporre alcuni lavori di un’artista che mi sembra andare in questa direzione, si chiama Stefania Floridi.

 

 

 

      

 

 

 

 

 

Aspetto commenti.




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6 maggio 2005





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6 maggio 2005

Giochi romani

Io credevo che, facendo le dovute proporzioni, la vita nelle grandi città fosse allo stesso livello(di stress), ma poi mi è bastato un breve soggiorno di una settimana a Milano per rendermi conto di quanto sia falso quel detto: “tutto il mondo è paese”, …. ma quando! A Milano prendevo il mio autobus o tram senza il bisogno di dover  applicare la massima francescana  del “dove si sta in 10 si può stare anche in 100” come devo fare quotidianamente a Roma.

Certo,  è vero, sarà l’ora di punta che nella capitale inizia alle sei di mattina e finisce verso le nove di sera, la conformazione toponomastica della città (sette colli ufficiali e svariati abusivi) e tutto quello che vuoi ma vi assicuro che contatti fisici così intimi non si possono raccontare neanche nei sesso party più spinti…. certo, non è che si possa variare molto sui numeri da eseguire vista la limitatezza dei movimenti, però l’essenziale è assicurato (come la ciotola di riso nella Cina di Mao).

A Roma poi avviene un fatto che le altre città se lo sognano, sì perché qui da noi, a volte (certo mica sempre),  la società dei trasporti urbani che è l’ATAC, si esibisce in variazioni di programma, che ce le invidiano nei meglio villaggi turistici, dei giochi di gruppo (questa volta innocenti) che serve alle persone per iniziare la giornata con una sano divertimento. Il gioco si chiama”si cambia” e consiste in questo: le persone prendono posto sull’autobus che deve partire (ad esempio l’H) e lo fa riempire ben bene, ovvero fino a quando l’autobus ha raggiunto il peso previsto, sì perché a Roma gli autobus non partono ad orario ma a peso, anzi a soprappeso. quando l’omino che da fuori comanda il gioco ha deciso che il peso raggiunto è quello giusto si affaccia alle porte e dice la frase d’inizio: “Attenzione, questo mezzo non parte. Parte quello dopo!”

 A questo comando, tutta la massa di gente che se stava rattrappita guardando l’orologio cercando di calcolare quanto sarebbe stato il ritardo al lavoro di quel giorno, si lancia gridando in cento lingue diverse, che babele gli faceva la classica pippa, come un sol uomo verso le porte, con il sommo godimento paragonabile solo ad un duplice rapporto sessuale con celebrate pornostar nazionali, di fregare il posto a quei coglioni che se ne stavano comodamente seduti credendo di aver avuto chissà quale culo. Thiè!

Questa mattina però i signori del gioco si sono superati.

Quando tutta la massa informe con il solito grido gutturale si è gettata fuori, all’arrembaggio dell’altro mezzo, si è resa conto che la pensilina dove avrebbe dovuto essere l’autobus sostitutivo era invece decisamente vuota. Niente, nisba, niet… neanche la panda del custode! Ma ecco che il fuoriclasse del gruppo, quello che fa questo gioco ormai dai tempi del Giubileo, vede un mezzo che si avvicina, tutti cerchiamo di calcolare il posto giusto dove collocarci per trovarci precisamente dove,  una volta fermato, si apriranno le porte...eccolo, si ferma…e vai… il gioco prosegue.

Come in tutti i giochi però,  anche in questo, c’è il trabocchetto, il pozzo nascosto, la mannaia che cade all’improvviso. Quando infatti la vecchietta che mi sta davanti (facendomi perdere un mucchio di tempo) chiede all’autista se l’autobus che lui conduce (con il fare distaccato di un maggiordomo inglese, senza cioè degnare di uno sguardo la massa ormai degradata cerca di conquistare un posto) è l’H e lui risponde di no che quello che stanno assaltando è il 910, cha fa tutto un altro giro e che lui non è tenuto a conoscere tutti i giocatori di turno, mentre dicevo, lui si sofferma in tutte queste dissertazioni filosofiche, la folla, ormai all’apice dell’orgasmo, si getta fuori per la seconda volta consecutiva …panico, urla, spintoni, gomitate, mamme che abbandonavano i figli…e inizia l’ennesimo assalto all’autobus appena accodatosi che è sicuramente l’H e se non dovesse esserlo lo diventerà. Sicuramente!

 Inutile continuare il racconto che è facilmente intuibile, quello che non potete neanche immaginare è la  soddisfazione di chi scrive, la goduria e la soddisfazione di chi, mentre voi in quel di Milano ve ne state tristemente alle fermate del tram per andare a lavorare, noi qui a Roma a … giocare….!




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5 maggio 2005

Permesso...c'è nessuno? Io entro eh!

La prima cosa è il nome, ho pensato, i contenuti verranno da soli. Ma il nome… il nome è tutto. Guarda quelli delle macchine, stanno giorni e giorni a ragionare su come chiamarle, che magari tirano fuori una schifezza con un bel nome e quella vende lo stesso perché la gente s’innamora del nome… e mi è venuta in mente la mitica “duna”, che per me ha un nome da favola, uno di quei nomi che evoca paesaggi desertici, oasi, cammelli…ma che comunque non ha fatto vendere neanche una macchina in più… e allora ho pensato che il nome non era poi così importante…ma i contenuti.. quelli si che contano! Allora ho fatto un giretto tra i blog per cercare di rubare qua e là qualche spunto interessante e ho visto che ognuno commenta un fatto, generalmente sempre politico, o di cronaca, o di costume, sempre lo stesso …. praticamente un’enorme rassegna stampa, e io sono avvantaggiato perché compro la repubblica tutte le mattine, ma proprio tutte.. che quei quattro o cinque giorni che non esce ci soffro anche. Certo dovrei leggere di più e meglio, per poter sapere come rispondere in modo appropriato a quelli dell’altra parte, che sicuramente contesteranno il mio punto di vista…mio… quello di Repubblica!..che ci pensino quelli del giornale.

Forse è meglio cercare altre strade, parlare a me di me, della mia vita, degli amici, dei valori, dei problemi, delle gioie….. insomma un diario, ma piccolo piccolo, come le prime parole di un  bambino che impara a parlare… insomma un “dada”diario.




permalink | inviato da il 5/5/2005 alle 9:37 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (7) | Versione per la stampa

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