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Extracomunitari: tra stupri e vita quotidiana.

La notizia di per sé è già vecchia perciò inattuale. Quando l’altra mattina ho letto sulla prima pagina del quotidiano la notizia dell’arresto dei due violentatori della ragazza bolognese di 15 anni ho provato un senso di piacere fisico bestiale. Bestiale come il gesto dei due balordi, due bulli con il coltello in tasca e la voglia di una vita facile. Che fossero due extracomunitari è solo una variabile insignificante in un campionario di gente che ogni mattina si rimbocca le maniche per fare lavori in un modo e ad un prezzo che mio figlio (ad esempio) non accetterebbe mai.

Generalmente mi capita di incontrare questi stranieri nostrani al mattino, quando decido di fare un’alzataccia e andare al lavoro servendomi della metropolitana che prendo alle 6.00 nella stazione di Ponte Mammolo. In queste occasioni, purtroppo, faccio l’esperienza di tanti altri romani, quella cioè di sentirmi straniero “in casa mia” e devo dire che non è una delle migliori perché oltre a sentirmi nella condizione che ho detto, so che mi toccherà viaggiare in modo scomodo, pressato, asfissiato da puzze alle quali nessuno può sfuggire. Capita, in  questo fastidio, che una certa incazzatura non tardi a farsi strada, poi finalmente decidi di  guardare in faccia  questa feccia dell’umanità, questi maleducati che non si sono ancora convertiti a maniere più civili e vedi…vedi la faccia della fatica, del dolore, della disillusione. Specialmente i meno giovani, hanno addosso un senso di  stanchezza antica, di quelle stanchezze che non riesci ad eliminare neanche con una settimana di sonno continuo.

E’ allora che ti rendi conto che il tuo disagio momentaneo non è niente rispetto alla fortuna che hai di vivere come vivi, in un modo cioè che loro non sognano nemmeno, e che forse una parte del tuo benessere lo devi proprio a quei “brutti sporchi e cattivi”, compagno di viaggio.

Ma non è questo il punto, perché mi torna in mente la notizia in prima pagina dell’arresto dei due balordi extracomunitari violentatori e penso che questi disgraziati e tutti quelli come loro, il danno più grande non lo fanno alla società ma ai loro stessi conterranei, a quei disgraziati che ogni giorno affrontano la vita contando solo sulla forza del proprio lavoro sperando in un cambiamento che non ci sarà, a quei poveracci, che quando io faccio l’alzataccia per andare in ufficio, sono già in piedi da un paio d’ore.

Penso a questo mentre cerco di avvicinarmi al finestrino che mi consenta una migliore respirazione, penso a quanto è facile cadere nel trabocchetto di rumeno-albanese-cinese = balordo, perché solo i delinquenti di queste etnie  vanno sulle prime pagine dei giornali, gli altri, quelli onesti, vanno a lavorare.

 

Misteri.

Ci sarà sicuramente un motivo, un motivo che io non riesco a trovare, al fatto che nelle fotografie o nei filmati, i poliziotti, quelli che presumibilmente saranno interessati ad altre indagini, ad altre infiltrazioni nel mondo della malavita, appaiono ben riconoscibili,  mentre i malfattori, quelli da cui dovremmo difenderci, hanno invece la faccia ben coperta. Mistero!.

Pubblicato il 23/6/2005 alle 11.56 nella rubrica Diario.

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